SCUOLA E FAMIGLIA
SPORTELLO D’ASCOLTO DEI DOCENTI
40 ORE
SPORTELLO D’ASCOLTO DEGLI ALUNNI E FAMIGLIE
60 ORE
Dott.sa Maria del Carmen Grizzuti (Responsabile) Psicologa
Dott. Carlos Norberto Mugrabi
(Docente esterno) Médico psichiatra e Psicoanalista
SCANZANO JONICO, FEBBRAIO
2006
INTRODUZIONE
La presente relazione illustra le attività svolte in forma simultanea ed integrata con i docenti, gli alunni e i genitori delle Scuole: Materna ed Elementare.
Questa esperienza non poteva realizzarsi senza l’intelligente,
amabile e creativa apertura del “gioco” del Dirigente Scolastico, prof. Benito
Lecce, il qual è stato uno stimolo continuo per il pensiero, la ricerca e lo
sviluppo delle strategie che sono state indirizzate agli alunni, ai docenti e
ai genitori per migliorare l’offerta formativa che
Si spera che il lavoro svolto sia valutato non tanto per i dati raccontati, quanto per l’interesse suscitato circa questo tipo d’intervento istituzionale, che ha la virtù paradossale di essere recepito nello stesso tempo sia all’interno che all’ esterno della istituzione scolastica. Si tratta dell’efficacia di quelli eventi, di breve durata, che invitano all’operatività, all’uso della ragione e del cuore ed occorre approfittarne perché potrebbero non ripetersi mai più. Se a questo si aggiunge la formazione professionale degli esperti, per quanto riguarda la guida dell’esperienza e del trattamento dei dati, i risultati saranno sicuramente positivi e possono essere sfruttati in qualsiasi altra situazione educativa.
SPORTELLO D’ASCOLTO DEI DOCENTI
Le domande dei docenti sono scaturite dalla necessità di comprendere e correggere atteggiamenti di disturbo sia da parte dei bambini che delle loro famiglie, in modo da migliorarli sia pure in parte, in seguito a situazioni che si erano venuti a creare.
Sono emersi anche riflessioni circa la grande e, a volte inutile, fatica per fare capire ad alcuni genitori l’importanza della scelta della giusta strategia sia educative che professionale al fine di ottenere la modifica di comportamenti che si ritenevano pericolosi per il normale sviluppo dei bambini.
Si è cercato di rimuovere tutte quelle situazioni che al momento costituivano una difficoltà insormontabile per il normale svolgimento dell’attività scolastica.
Durante il corso sono stati evidenziati da parte dei docenti molte difficoltà di bambini sofferenti di variate malattie. Tra questi abbiamo incontrato bambini con problemi alla vista, al udito, alla motricità, alla deambulazione, anche nel leggere e nella scrittura
Ci sono altri problemi: iperattività, difficoltà nel apprendimento, mancanza di autostima, labile capacità attentava, che i docenti sanno ben gestire grazie alla loro formazione, all’esperienza che acquisita.
I casi più difficili hanno richiesto strategie differenziate, quasi sempre sono stati risolti trovando la soluzione migliore.
Particolare attenzione merita l’interessamento dei docenti che ci hanno prospettato le diverse situazioni familiari, la crescita dei figli, la dipendenza degli anziani genitori di loro stessi nella speranza di trovare soluzione per tutti. Siamo soddisfatti per i risultati conseguiti.
Si può concludere che abbiamo trovato professionisti dell’educazione occupati per il benessere dei loro alunni che fanno ben sperare per il futuro.
SPORTELLO D’ASCOLTO DEGLI ALUNNI E
FAMIGLIE
CONSULENZE DEI GENITORI
In questo gruppo potrebbe farsi una classifica dei
diversi tipi di presentazioni:
1. I genitori che volevano soltanto ricevere la conferma che tutto vada bene.
2. Quelli che consideravano che il loro figlio aveva un
vero problema e non sapevano come risolverlo.
3. Quelli che si domandavano cosa succedeva nella loro
famiglia, tenendo conto che c’erano situazioni che non sembravano loro
buone, però non erano riusciti a cambiarle.
4. Quelli che soffrivano un dolore proprio, personale, al di
là dei loro figli.
5. Quelli che soltanto sono venuti per indicazione
degli insegnanti.
1.
In genere la preoccupazione è in se stessa un
segno che i genitori sono interessati allo sviluppo dei loro figli e che,
sia per la propria storia, sia per paura dei problemi che potrebbero affrontare
se fossero stati allevati da loro, vogliono controllare che la formazione
della personalità vada bene.
2. In questi casi e nei seguenti si è tentato di trovare le cause e possibili soluzioni e si sono fatti le sedute necessarie per arrivare ad una conclusione che ha coinvolto tanto i bambini quanto i genitori.
3.
La suddetta modalità allude alla consulenza spontanea dei genitori, preoccupati
perché nella loro casa succedevano cose che loro pensavano uscite per
sempre della loro vita. Invece, certi tipi d’atteggiamento ritornavano
dalla loro storia più lontana e quasi dimenticata,significando uno sforzo
d’elaborazione che non sempre si sentiva che fosse possibile da fare. Esempio
4.
Qua sono classificati i casi di quei genitori che pativano da tempo
disturbi (specialmente d’angoscia) e, non avendo potuto trovare soluzione,
adesso si vedevano come probabili scogli nella crescita dei figli.
5.
Queste congiunture, sebbene non tanto frequenti, si sono verificati nei
casi probabilmente più gravi, dato che, giustamente, la gravità d’una
situazione tale, risiede nell’incoscienza della loro malignità. Può
affermarsi, però, che sono stati pochi questi eventi e si è tentato di mettere
i genitori in avviso sulla necessità di un intervento il più
precoce fattibile.
GLI ALUNNI
Si sono fatte osservazioni di tutte le classi delle
scuole, tanto materne quanto elementari.
In certi casi con l’obbietto di vedere l’impostazione del la situazione specifica di qualche bambino; in altri casi per fare un “monitoraggio” dei rapporti dei bambini tra sé e con l’insegnante.
C'è da rilevare che si è costatato un fenomeno interessante di domanda
spontanea da parte degli alunni appartenenti alla Quinta classe, tanto maschi
quanto femmine . Questo merita una riflessione specifica che sarà
inserita nel paragrafo delle conclusioni.
In attenzione alla suddetta domanda, si è aperto uno sportello d’ascolto per
quei ragazzi delle quinte classi che volevano fare la loro consulenza
personale.
Le classi alle quali si è assistito per espressa domanda dei docenti, sono
state:
-
Scuola Maternale: quella alla che
assiste il bambino non vedente, Matteo.
-
Scuola Elementare:
a.
1 D
b.
c.
Tutte le altre classi sono state visitate, anche se non c’era stata
una domanda specifica per ognuna.
Un fenomeno assai interessante è stato il costatare che quasi tutti i bambini
per i cui le maestre erano preoccupate, hanno manifestato apertamente avere dei
problemi per i quali volevano avviare una soluzione.
Un’altra osservazione importante si riferisce alla solidarietà e tenerezza con
cui i bambini esemplificavano una difficoltà che uno dei loro compagni
ammetteva. Questa caratteristica si è trovata in tutte le classi e porta
a pensare che l’idiosincrasia stessa dei dirigenti e docenti fosse
indirizzata in quella direzione e fosse riuscito il loro
obbiettivo.
Per quanto riguardano i
casi individuali, si sono fatte delle indicazione
ai docenti e /o direttore col fine di trattare il meglio possibile il
disturbo presente e per ragioni di riservatezza professionale non saranno
citati né i nomo dei bambini né i dati che
potrebbero stigmatizzare qualcuno.
CONCLUSIONI
Si è in grado di affermare che è stata un’esperienza
feconda per quelli genitori che hanno avuto il coraggio di prendere i problemi
di fronte, e lo stesso può assicurarsi de i bambini che hanno visto gli
interventi (soprattutto le osservazioni di classi) come l’opportunità di esprimere
tanto i loro pensieri come le loro paure.
La saggezza con la quale questi fanciulli hanno valutato il
momento propizio per svelare i proprie idee della maniera più semplice e degna
costituisce per se una meravigliosa lezione per noi, gli “ufficialmente”
adulti.
ALLEGATO CONFIDENZIALE
RELAZIONE “SCUOLA E FAMIGLIA”
DESTINATARIO ESCLUSIVO dott. prof.
BENITO LECCE
Sistemazione:
·
Osservazione delle classi
Si sono osservate 26 classi (tra Scuole Materne e
Scuola Elementare), delle quali sono emersi circa 15 incontri individuali con
bambini, sia per domanda dei docenti, sia per propria iniziativa dei fanciulli.
Delle osservazioni generali può
concludersi il seguente:
·
Tranne cassi singolari, ci
siamo incontrato con bambini vivaci, desiderosi di imparare, disposti a parlare
tanto di temi generali quanto di quelli personali conservando, in tutto
momento, la delicatezza che le questioni meritavano.
·
Un tema interessante potrebbe
essere l’ottimo rapporto che i docenti e i bambini fanno con quelli che sono
venuti d’altre nazioni (Albania, Marocco). Si vede un vero impegno tendente
all’integrazione, all’amicizia, al capirsi veramente. Anche con noi, nati
all’estero, loro dimostravano genuino interesse di conoscere il diverso, il
lontano, le differenzi e le cosse condivisi.
·
È stata segnalata la
solidarietà di fronti a quelli compagni con problemi. L’impulso dato perchè
loro parlino con noi per trovare un aiuto per i loro disaggi.
·
Speciale considerazione
dovrebbe darsi all’integrazione dei criteri di normalità e morbilità (o indizi
di patologie) tra i docenti della Scuola Materna e quelli della Scuola
Elementare col fine di prevedere futuri problemi e prendere tutte le misure
necessarie perché l’ingresso nella Scuola Elementare sia il piu meglio possibile.
·
Soltanto in una classe (3 D)
si sono trovati veri disturbi di condotta (i docenti hanno ammessi questa
difficoltà), dato che c’è un gruppo di bambini che impediscono agli altri
sfruttare di una conversazione collettiva.
·
Interviste con i docenti
§
Ormai c’è da distaccare la
presenza delle maestre di sostegno, le quale hanno presentato i sui quesiti con
chiarità e responsabilità, curando sempre la privacy ed esprimendo in modo
esauriente il motivo delle loro preoccupazioni.
§
Esempi de questo:
Insegnante di
Sostegno XXXX:
Caso: XXXX,
bambina con Sindrome di Down. Parla con personaggi immaginari.
Si raccomanda di
fare teatro. L’insegnante racconta un’esperienza dove la bimba ha avuto un
ruolo ed è stata soddisfatta. Questa raccomandazione risponde al bisogno di XXXX
creare rapporti con altri bambini, fuori della scuola, senza l’ostacolo della
misura del coefficiente intellettuale.
Si sono realizzate
quattro sedute con l’insegnante (in presenza o meno della bambina) e due con la
mamma.
La stessa
insegnante (forse in ruolo di madre di due alunne) ha chiesto aiuto per
chiarire delle situazioni familiari.
INSEGNANTE DI
SOSTEGNO XXXXXXXXX
Rilascia il caso
di XXXXXXX (XXX): ritardo dell’apprendimento. Il ragazzo proviene da una famiglia
di basso livello socioculturale. Ha una sorella gemella, anche i fratelli
seguenti sono gemelli.
È molto
distratto. “Non ha proprio regole”, un poco bullo. Accetta regole, quando si
tratta di gestire un ruolo teatrale. Altrimenti, in classe non sta mai fermo.
Padre alcolista.
Si aggruppa con
altro bambino (maomettano), XXX, o con XXX (del quale parlava l’insegnante XXXXXX).
INSEGNANTE DI
SOSTEGNO XXXXXXXXX
È venuta in
risposta alla nostra domanda. Gentile, precisa, ci ha raccontato circa il suo
lavoro con XXXXXXXX, un bambino audioleso di 9 anni, per il quale la mamma ci
ha chiesto.
Il bimbo ha una
sordità profonda ad entrambe orecchie. Alle 3 anni hanno messo una protesi.
Alle 6, ci hanno fatto un impianto cocleare.
Adesso si deve
abituare a percepire SUONI. Con la vista fotografa tutto, però occorre legare i
suoni con i magazine. Sarà un lavoro lungo, sebbene sembri possibile metterlo
al livello degli altri tra tanti anni.
In somma, è un
bambino sereno, secondo la maestra.
La famiglia sta
sempre attenta ai bisogni di XXXX, alle terapie, e alla sua crescita. Loro
attendono il sociale, l’apprendimento tanto quanto i trattamenti indicati.
INSEGNANTE DI
SOSTEGNO XXXXXXXXXXX
Ci racconta su:
XXXXXXXX, 8 anni, quasi 9, bambina con genitori separati, la
mamma no le sembra fidabile. Lei (la mamma) è avvisata di tutto, lo legge, però
non lo firma.
Sebbene abbia
bisogno di una psicoterapia, la mamma non la porta .È una bimba svogliata,
ostile, negativista. Ha un lieve deficit.
Non nomina mai al
padre.
Maestra di
classe:
XXXXXXXXXXxxxxx, padre tunisino. 7 anni. Oltre alla
mancanza di soldi, ha difficoltà a livello del linguaggio, fa logopedia.
Si è avviata
anche a leggere. Non ha problemi d’atteggiamento.
INSEGNANTE DI
SOSTEGNO XXXXX. SEZIONE “A” DELLA Scuola dell’infanzia.
C’è un bambino
non vedente, 4 anni. Non vuole fare certe cose. Lo stesso accade a casa. È XXXXX.
Ha glaucoma congenito bilaterale e affaccia.
Solo ha la visione di luce ed ombre. Il bimbo picchia, spinge al
fratellino e i compagni. Un piccolo dittatore. Si è fatta un’osservazione “in
sito”.
Oltre alle sedute
con l’insegnante si sono fatte due interviste con i genitori.
ALTRI DOCENTI
INSEGNANTE XXXXXX:
Insegna lingua italiana, inglese, storia,
geografia, religione.
Ci sono tante
alunni con i genitori separati. Ci parliamo di:
1 D
XXXXXX:
Padre morto il
giorno seguente alla nascita della sorella.
Lei rimane indietro,
perde penne. Tarda troppo in semplici compiti. Nonostante, nella osservazione
della classe, la bambina mi ha offerto caramelli, è riuscita a creare un
rapporto, quello è un buon indizio.
XXxx:
Portato via della
mamma, vive con i nonni da due anni.
XXXX
Malattia: morbi
di Rusell (diversamente abile)
6 anni
Ha una sorella di
14 anni balbuziente
Ruba e non lo
ammette.
XXXX:
Prima figlia, ha
genitori oppressivi; per non sbagliare, non impara.
XXXX:
Non legge.
Scrive, piuttosto disegna, ma non legge ne sillabe ne lettere. Neanche risponde
al dettato. Con questa bambina si è fatto un lavoro specifico che è finito con
l’inizio di una terapia.
Bambino figlio di
genitori quasi vecchi.
XXXXXXXX. Mutismo
elettivo. Il padre è in carcere. Ha deciso di non parlare con gli insegnanti.
XXXXXXX. Problemi
di linguaggio, sono parecchi figli.
INSEGNANTE XXXXXXC y D
Quinta “C” è la
più problematica.
Introdusse il
tema di XXXX, un bambino che urlava senza motivo non tanto quando è Lei chi da
la classe, ma con altri docenti che poi il bambino segnala. Con lui si è fatta
un’osservazione in classe e dopo che lui ha ammesso i suoi problemi e il suo
desiderio di aiuto, si è fatta una seduta individuale.
Si tratta di un
ragazzo intelligente, buono, che ha bisogno d’intervento professionale. La sua
prognosi sarebbe riservata in caso di non accudire a psicoterapia in tempo.
INSEGNANTE XXXXXXXXXXXX
Racconta il caso
di XXXX, 9 anni.
Mancanza di
voglie di svolgere i compiti; prima in casa, adesso anche a scuola.
Sembra un
disturbo di negativismo sfidante.
Si indica alla
maestra di inserirlo con gli altri alunni. Lo fa, però dopo, lui si rifiuta e
chiede di ritornare al posto accanto all’insegnante. Poi, tutti i compagni,
chiedono di rimanere nello stesso posto. Adesso si ruota il luogo. Il caso è
che il bambino fa i compiti, lavora bene. Il suo posto, prima disprezzato,
adesso si valuta benissimo. Però anche in questo caso occorre una psicoterapia.
INSEGNANTE XXXXXX
Bambino polacco,
arrivato poco tempo fa. Ha fatto un filo con altro bambino, quindi capisce
bene. Pensa che devono passarlo a Seconda classe.
C’ê un altro
bambino eccitato: XXXXX
Un altro:
difficoltà di linguaggio.
Un tema importante
è quello dei bambini che sono messi per volontà dei genitori in un livello
superiore alla loro età e poi non possono rispondere all’esigenza scolare.
INSEGNANTE XXXXX XXXXX
Segnala il caso
di ZZZZZZZ (pZZZB) e di tanti altri che poi saranno osservati in classe.
·
Intervisti con i genitori
Si sono fatte 42 sedute individuali, dato che in molti
casi i genitori hanno presso duo o tre sedute ognuno (ci sono anche alcuni che
sono venuti cinque volte)
Mamma di XXXXXXX
Consulta per
un’angoscia che le impedisce uscire lontano da 10 anni. Si fanno cinque sedute
tendenti a trovare il nesso con esperienze passate ed a creare lo spazio
necessario finché Lei comincia una psicoterapia che possa aiutarla a migliorare.
Mamma di XXXXXX XX
Da 15 giorni sua
figlia non voleva entrare a scuola. Non riuscivano a trovare
Si sono fatti 5
sedute.
XXXXXXXX:
Si è fatta una
seduta con la bambina, parecchie con l’insegnante XXXXX e due con la sua mamma
( vedere sopra).
XXXXXX – XXXXli (mamma di XXXo, XX D)
Consulta la
mamma, Rosa, la cui fa un lavoro stazionario 6 mesi in un villaggio, per i suoi
figli XXX(17), VXXX (13) e XXo (10) alunno della 5D. Dice che da un tempo
Sergio si lamenta “mamma, io non ho amici; nessuno mi vuole bene”, lo dice di
sera.
Questo è una
specie di “classico” tra i bambini della Quinta classe, forse l’indizio più
chiaro dell’inizio della adolescenza.
La situazione di
Sergio non riviste gravità.
Mamma di XXXXX C
Figli: AXXXy (7)
Seconda C
XXXX5)
La mamma ha paura
di qualche incidente, per ciò non lo lascia provare nulla, il cui lo fa
permanere immaturo.
Quando AXXy è
nato, il nonno materno ha detto “magari sia tanto difficile quanto te”. In
fatti, questo è stato vissuto come un mandato.
Si lavora con la
mamma sul peso che Lei ha dato a questo “presagio” paterno e si raccomanda di
separare ciò della vera condizione di suo figlio, un bambino vivace, normale.
Sig.ra LXXXXX (MXXXle, 8 anni)
C’è un altro
figlio: Federico, 7 anni.
Rilascia
un’esperienza subita da MXXXele in un’altra scuola che, secondo Lei ha
conseguenze nel comportamento di Lui.
Tutti e due bambini
sono entrati a scuola prima dell’età normale.
Poi quando si
fanno le osservazioni, si sono ricevute tante lamentele dalle maestre, per
quanto entrambi i bambini hanno parecchie difficoltà per imparare.
Mamma di XXX GXX (5° B)
Lei voleva sapere
come andava suo figlio. Lui non aveva problemi, però la signora era interessata
in ottenere un’opinione professionale.
Dopo essersi svolte
le osservazione in classe si è costatato che non aveva motivi di preoccupazione
e ciò è stato comunicato a la mamma.
Genitori di XXXXXXXX, (Terza D)
Entrambi genitori
hanno avuto abbandono da parte dei genitori e quello ha lasciato un certo vuoto
rispetto dell’esercizio della autorità. Si sono sviluppate tematiche che
probabilmente permetteranno di guardare la propria problematica da un altro
punto di vista.
Mamma di XXXXXXXX, (Quarta B)
Aveva una
disfonia cronica. La mamma voleva sapere se c’era qualche componente
psicologico.
Mamma di NicXXXXta (5 anni) e XX4) LaXXurenXXXo
La mamma, Anna Maria
Bisci (41), aveva paura di non potere stimolare ai suoi figli per lo studio
quando incominceranno la scuola, tenendo conto che Lei non ha avuto quasi
scolarizzazione.
Si è parlato
sulla maniera di mettersi in forma per sentirsi all’altezza.
Mamma di iXXXer XXXXa XXXvase
La mamma voleva
sapere se suo figlio va bene. In fatti, il bambino va benissimo tenendo conto
della patologia che ha, però è stato segnalato l’aspetto fisico in quanto
riguarda alla obesità (lieve). Si è anche parlato con l’insegnante di sostegno
oltre ad aver fatto due sedute con la mamma.
JZXXXX1 D
Si è osservata
alla bambina tanto in gruppo quanto individualmente e si conclude che Jolanda
ha un grave disturbo nella letto-scrittura.
Sebbene la
bambina abbia voglie d’imparare, non può farlo, dato che questo non dipende da
uno sforzo straordinario dell’alunna o del docente ma de un intervento
specifico dal campo della Neurologia e della Psicopedagogia per trovare prima
la causa specifica del disturbo e poi, fare il lavoro professionale tramite il
quale lei riuscirà ad essere all’altezza dei suoi compagni.
C’è una certa
urgenza perché sarebbe importante che XXXX non approfondisse il sentimento
d’impotenza che adesso manifesta di fronte ai suoi pari di scuola.
Si è parlato con la
bambina e le si è fatto capire che avere un problema implica anche avere la
possibilità di trovare una risoluzione. E questo sembra di averla messa in
grado di sentirsi degna di fronte a se stessa e agli altri, malgrado il
disturbo patito. Allora, lei è gia preparata per incominciare il percorso che
potrebbe farla arrivare alle condizioni ottime per affrontare il prossimo anno
scolastico.
Mamma di XXXXXXXXX
Lei sollecita
aiuto per capire (e cambiare) la sua situazione con la sua famiglia di origine.
Si tratta di una brava donna che ha dimostrato volontà di migliorare e si sono
fatte cinque sedute per spiegare di risolvere i termini del conflitto.
Mamma di XXXXXXXX (5 B)
In questo caso si
sono fatte due sedute con la mamma, un’osservazione generale in classe,
un’intervista con il bambino e un’altra con lui e il compagno con chi ha
“problemi”.
Si vede che MXXaXXXo
ha trovato una maniera di identificarsi che non le fa bene: lui si presenta
come quello che ha cattiva condotta e gioca questo ruolo. Anche il suo compagno
gioca il suo, sembrando essere vittima delle aggressioni di Marcello. Ciò si è
parlato e si aspetta che vada cambiando con il tempo.
Mamma di XXXXXXX (5 B)
Lamenta che suo
figlio non sia stato mai bravo a scuola.
Istoriando sul
disturbo scopre che oltre la dislessia e la disgrafia, il suo atteggiamento con
XXXX è motore di immaturità. A poco, lei si rende conto che il forte attacco a
suo figlio in vece di farlo crescere, produce un arresto nello sviluppo
dell’autonomia che nasconde le risorse del bambino e impedisce vedere gli
avanzi che lui va facendo.
Dopo parecchie
sedute, la mamma è arrivata alla conclusione che XXXX andava meglio adesso che
lei lo permetteva assumere le proprie responsabilità.
Inoltre, il ragazzo
ha chiesto un’intervista individuale per parlare dei suoi “problemi”, i quali,
per fortuna, non erano altro che quelli comuni alla sua età.
·
Intervisti con i bambini
L’idea di fare queste interviste è emersa dalla propria
domanda dei bambini, giacché dopo l’osservazione delle classi loro hanno
chiesto di parlare da soli con noi, soprattutto quelli delle quinte classi.
Si sono fatte circa di 15 interviste nelle quali si può dire
che il tema per antonomasia è stato il sentire che non si è voluto bene dai
compagni. Però, quello che è stato interessante che i bambini chiamavano “non
essere voluto bene” a che tanto loro quanto gli altri gia non volevano soltanto
agli “amici dal cuore”, ma a altri tanti, ossia si era perso l’amore esclusivo
degli amici. Questo dolore per il crescere era, come accadeva con i muscoli, il
segno stesso della crescita.
Si sono anche fatte interviste vincolari tra ragazzi che
dichiaravano avere problemi con un altro amico e sono stati produttivi in
quanto al miglioramento del vincolo.
Un'altra consulenza atipica è stata quella di una bravissima
ragazza, provenenti dal Marocco dopo aver subito tante sventure, dato che è
stata separata dalla sua mamma all’età di 6 anni e adesso sentiva tanto l’amore
quanto la rabbia con lei per averli lasciati a cura della loro nonna. La
bambina non raccontava nessun problema con suoi compagni, soltanto voleva
sfogarsi con noi per poi trovare una soluzione alla sua irritazione.
·
Riunioni di gruppo con i
docenti
Si è fatta una riunione il primo giorno per sistemare il
percorso da seguire e chiarire la sostanza del nostro intervento.
L’ultimo giorno si ripete l’incontro e si è fatto un racconto
dei problemi risolti e quelli che, non avendo risoluzione veloce, dovrebbero
controllarsi nel futuro.
·
Riunioni di gruppo con i
genitori
Anche con i loro si è fatta una prima riunione dove
loro ci chiedono informazione circa il nostro intervento e poi si sono datti
gli appuntamenti per ogni genitore che voleva farci un consulto.
L’ultimo giorno si è potuto parlare dei frutti che
loro avevano ricavato dalla esperienza.
dott.sa
Maria Grizzuti
dott.
Carlos N. Mugrabi