SCUOLA E FAMIGLIA

 

 

 

 

SPORTELLO D’ASCOLTO DEI DOCENTI

40 ORE

 

 

SPORTELLO D’ASCOLTO DEGLI ALUNNI E FAMIGLIE

60 ORE

 

 

 

Dott.sa Maria del Carmen Grizzuti (Responsabile) Psicologa

Dott. Carlos Norberto Mugrabi (Docente esterno) Médico psichiatra e Psicoanalista

 

 

 

 

 

                    SCANZANO JONICO, FEBBRAIO 2006
 INTRODUZIONE

 

 

 

 

La presente relazione illustra le attività svolte in forma simultanea ed integrata con i docenti, gli alunni e i genitori delle Scuole: Materna ed Elementare.

 

Questa esperienza non poteva realizzarsi senza l’intelligente, amabile e creativa apertura del “gioco” del Dirigente Scolastico, prof. Benito Lecce, il qual è stato uno stimolo continuo per il pensiero, la ricerca e lo sviluppo delle strategie che sono state indirizzate agli alunni, ai docenti e ai genitori per migliorare l’offerta formativa che la Scuola deve offrire nell’ambito del territorio dove essa è ubicata.

 

Si spera che il lavoro svolto sia valutato non tanto per i dati raccontati, quanto per l’interesse suscitato circa questo tipo d’intervento istituzionale, che ha la virtù paradossale di essere recepito nello stesso tempo sia all’interno che all’ esterno della istituzione scolastica. Si tratta dell’efficacia di quelli eventi, di breve durata, che invitano all’operatività, all’uso della ragione e del cuore ed occorre approfittarne perché potrebbero non ripetersi mai più. Se a questo si aggiunge la formazione professionale degli esperti, per quanto riguarda la guida dell’esperienza e del trattamento dei dati, i risultati saranno sicuramente positivi e possono essere sfruttati  in qualsiasi altra situazione educativa.

 

  


SPORTELLO D’ASCOLTO DEI DOCENTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le domande dei docenti sono scaturite dalla necessità di comprendere e correggere atteggiamenti di disturbo sia da parte dei bambini che delle loro famiglie, in modo da migliorarli sia pure in parte, in seguito a situazioni che si erano venuti a creare.

 

Sono emersi anche riflessioni circa la grande e, a volte inutile, fatica per fare capire ad alcuni genitori l’importanza della scelta della giusta strategia sia educative che professionale al fine di ottenere la modifica di comportamenti che si ritenevano pericolosi per il normale sviluppo dei bambini.

 

Si è cercato di rimuovere tutte quelle situazioni che al momento costituivano una difficoltà insormontabile per il normale svolgimento dell’attività scolastica.

 

Durante il corso sono stati evidenziati da parte dei docenti molte difficoltà di bambini sofferenti di variate malattie. Tra questi abbiamo incontrato bambini con problemi alla vista, al udito, alla motricità, alla deambulazione, anche nel leggere e nella scrittura

Ci sono altri problemi: iperattività, difficoltà nel apprendimento, mancanza di autostima, labile capacità attentava, che i docenti sanno ben gestire grazie alla loro formazione, all’esperienza che acquisita.

 

I casi più difficili  hanno richiesto strategie differenziate, quasi sempre sono stati risolti trovando la soluzione migliore.

 

Particolare attenzione merita l’interessamento dei docenti che ci hanno prospettato le diverse situazioni familiari, la crescita dei figli, la dipendenza degli anziani genitori di loro stessi nella speranza di trovare soluzione per tutti. Siamo soddisfatti per i risultati conseguiti.

 

 

Si può concludere che abbiamo trovato professionisti dell’educazione occupati per il benessere dei loro alunni che fanno ben sperare per il futuro.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

SPORTELLO D’ASCOLTO DEGLI ALUNNI E FAMIGLIE

 

 

 

 

 

CONSULENZE DEI GENITORI

    
In questo gruppo potrebbe farsi una classifica dei  diversi tipi di presentazioni:
    
1. I  genitori che volevano soltanto ricevere la conferma che tutto vada bene.

  
2.    Quelli che consideravano che il loro  figlio aveva un vero problema e non sapevano come risolverlo.

  
3.    Quelli che si domandavano cosa succedeva nella loro  famiglia, tenendo conto che c’erano situazioni che non sembravano loro buone, però non erano riusciti a cambiarle.
  
4.    Quelli che soffrivano un dolore proprio, personale, al di  là dei loro figli.
  
5.     Quelli che soltanto sono venuti per indicazione degli insegnanti.

 

 

 

 

1.     
     In genere la preoccupazione è in se stessa un segno che i genitori sono interessati allo  sviluppo dei loro figli e che, sia per la propria storia, sia per paura dei problemi che potrebbero affrontare se fossero  stati allevati da loro, vogliono controllare che la formazione della personalità vada bene.

2.      In questi casi e nei seguenti si è tentato di trovare le cause e possibili soluzioni e si sono fatti le sedute necessarie per arrivare ad una conclusione che ha coinvolto tanto i bambini quanto i genitori.

3.     
La suddetta modalità allude alla consulenza spontanea dei genitori, preoccupati perché nella loro  casa succedevano cose che loro pensavano uscite per sempre della loro  vita. Invece, certi tipi d’atteggiamento ritornavano dalla loro  storia più lontana e quasi dimenticata,significando uno sforzo d’elaborazione che non sempre si sentiva che fosse possibile da fare. Esempio

4.     
Qua sono classificati i casi di quei  genitori che pativano da tempo disturbi (specialmente d’angoscia) e, non avendo potuto trovare soluzione, adesso si vedevano come probabili scogli nella crescita dei figli.

5.     
Queste congiunture, sebbene non tanto frequenti, si sono verificati  nei casi probabilmente più gravi, dato che, giustamente, la gravità d’una situazione tale, risiede nell’incoscienza della loro  malignità. Può affermarsi, però, che sono stati pochi questi eventi e si è tentato di mettere i  genitori in avviso sulla  necessità di un intervento il più precoce fattibile.

 

 

 

 

 

 

 

GLI ALUNNI

 

 

 

  
Si sono fatte osservazioni di tutte le classi delle scuole, tanto materne quanto elementari.

 In certi casi con l’obbietto di vedere l’impostazione del la situazione specifica di qualche bambino; in altri casi per fare un “monitoraggio” dei rapporti dei bambini tra sé e con l’insegnante.


  
C'è da rilevare che si è costatato un fenomeno interessante di domanda spontanea da parte degli alunni appartenenti alla Quinta classe, tanto maschi  quanto femmine . Questo merita una riflessione  specifica che sarà inserita nel paragrafo delle conclusioni.


  
In attenzione alla suddetta domanda, si è aperto uno sportello d’ascolto per quei ragazzi delle quinte classi che volevano fare la loro consulenza personale.


Le classi alle quali si è assistito per espressa domanda dei docenti, sono state:

-                            Scuola Maternale: quella alla che assiste il bambino non vedente, Matteo.

-                            Scuola Elementare:

a.       1 D

b.      2 C

c.       5 C

 

  
Tutte le altre classi sono state visitate, anche se non c’era stata
 una domanda specifica per ognuna.


  
Un fenomeno assai interessante è stato il costatare che quasi tutti i bambini per i cui le maestre erano preoccupate, hanno manifestato apertamente avere dei problemi per i quali volevano avviare una soluzione.


  
Un’altra osservazione importante si riferisce alla solidarietà e tenerezza con cui i bambini esemplificavano una difficoltà che uno dei loro  compagni ammetteva. Questa caratteristica si è trovata in tutte le classi e porta  a pensare che l’idiosincrasia stessa dei dirigenti e docenti fosse indirizzata  in quella direzione e fosse riuscito  il loro obbiettivo.
  

       Per quanto riguardano  i   casi    individuali, si sono fatte delle indicazione ai docenti e /o direttore col fine di trattare  il meglio possibile il disturbo presente e per ragioni di riservatezza professionale non saranno citati  né i  nomo dei  bambini  né  i  dati che potrebbero stigmatizzare qualcuno.


  

 

 

 

CONCLUSIONI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è in grado di affermare che è stata un’esperienza feconda per quelli genitori che hanno avuto il coraggio di prendere i problemi di fronte, e lo stesso può assicurarsi de i bambini che hanno visto gli interventi (soprattutto le osservazioni di classi) come l’opportunità di esprimere tanto i loro pensieri come le loro paure.

La saggezza con la quale questi fanciulli hanno valutato il momento propizio per svelare i proprie idee della maniera più semplice e degna costituisce per se una meravigliosa lezione per noi, gli “ufficialmente” adulti. 

 

 

 

                                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALLEGATO CONFIDENZIALE

RELAZIONE “SCUOLA E FAMIGLIA”

 

DESTINATARIO ESCLUSIVO dott. prof. BENITO LECCE
Sistemazione:

 

 

 

·                Osservazione delle classi

 

 

Si sono osservate 26 classi (tra Scuole Materne e Scuola Elementare), delle quali sono emersi circa 15 incontri individuali con bambini, sia per domanda dei docenti, sia per propria iniziativa dei fanciulli.

Delle osservazioni generali può concludersi il seguente:

·                 Tranne cassi singolari, ci siamo incontrato con bambini vivaci, desiderosi di imparare, disposti a parlare tanto di temi generali quanto di quelli personali conservando, in tutto momento, la delicatezza che le questioni meritavano.

·                 Un tema interessante potrebbe essere l’ottimo rapporto che i docenti e i bambini fanno con quelli che sono venuti d’altre nazioni (Albania, Marocco). Si vede un vero impegno tendente all’integrazione, all’amicizia, al capirsi veramente. Anche con noi, nati all’estero, loro dimostravano genuino interesse di conoscere il diverso, il lontano, le differenzi e le cosse condivisi.

·                 È stata segnalata la solidarietà di fronti a quelli compagni con problemi. L’impulso dato perchè loro parlino con noi per trovare un aiuto per i loro disaggi.

·                 Speciale considerazione dovrebbe darsi all’integrazione dei criteri di normalità e morbilità (o indizi di patologie) tra i docenti della Scuola Materna e quelli della Scuola Elementare col fine di prevedere futuri problemi e prendere tutte le misure necessarie perché l’ingresso nella Scuola Elementare sia il piu meglio possibile.

·                 Soltanto in una classe (3 D) si sono trovati veri disturbi di condotta (i docenti hanno ammessi questa difficoltà), dato che c’è un gruppo di bambini che impediscono agli altri sfruttare di una conversazione collettiva.

 

 

·                Interviste con i docenti

§                 Ormai c’è da distaccare la presenza delle maestre di sostegno, le quale hanno presentato i sui quesiti con chiarità e responsabilità, curando sempre la privacy ed esprimendo in modo esauriente il motivo delle loro preoccupazioni.

§                 Esempi de questo:

 

 

Insegnante di Sostegno XXXX:

Caso: XXXX, bambina con Sindrome di Down. Parla con personaggi immaginari.

Si raccomanda di fare teatro. L’insegnante racconta un’esperienza dove la bimba ha avuto un ruolo ed è stata soddisfatta. Questa raccomandazione risponde al bisogno di XXXX creare rapporti con altri bambini, fuori della scuola, senza l’ostacolo della misura del coefficiente intellettuale.

Si sono realizzate quattro sedute con l’insegnante (in presenza o meno della bambina) e due con la mamma.

La stessa insegnante (forse in ruolo di madre di due alunne) ha chiesto aiuto per chiarire delle situazioni familiari.

 

 

 

INSEGNANTE DI SOSTEGNO XXXXXXXXX

 

Rilascia il caso di XXXXXXX (XXX): ritardo dell’apprendimento. Il ragazzo proviene da una famiglia di basso livello socioculturale. Ha una sorella gemella, anche i fratelli seguenti sono gemelli.

È molto distratto. “Non ha proprio regole”, un poco bullo. Accetta regole, quando si tratta di gestire un ruolo teatrale. Altrimenti, in classe non sta mai fermo.

Padre alcolista.

Si aggruppa con altro bambino (maomettano), XXX, o con XXX (del quale parlava l’insegnante XXXXXX).

 

INSEGNANTE DI SOSTEGNO XXXXXXXXX

 

È venuta in risposta alla nostra domanda. Gentile, precisa, ci ha raccontato circa il suo lavoro con XXXXXXXX, un bambino audioleso di 9 anni, per il quale la mamma ci ha chiesto.

Il bimbo ha una sordità profonda ad entrambe orecchie. Alle 3 anni hanno messo una protesi. Alle 6, ci hanno fatto un impianto cocleare.

Adesso si deve abituare a percepire SUONI. Con la vista fotografa tutto, però occorre legare i suoni con i magazine. Sarà un lavoro lungo, sebbene sembri possibile metterlo al livello degli altri tra tanti anni.

In somma, è un bambino sereno, secondo la maestra.

La famiglia sta sempre attenta ai bisogni di XXXX, alle terapie, e alla sua crescita. Loro attendono il sociale, l’apprendimento tanto quanto i trattamenti indicati.

 

 

 

INSEGNANTE DI SOSTEGNO XXXXXXXXXXX

Ci racconta su:

XXXXXXXX, 8 anni, quasi 9, bambina con genitori separati, la mamma no le sembra fidabile. Lei (la mamma) è avvisata di tutto, lo legge, però non lo firma. 

Sebbene abbia bisogno di una psicoterapia, la mamma non la porta .È una bimba svogliata, ostile, negativista. Ha un lieve deficit.

Non nomina mai al padre.

Maestra di classe:

 

XXXXXXXXXXxxxxx, padre tunisino. 7 anni. Oltre alla mancanza di soldi, ha difficoltà a livello del linguaggio, fa logopedia.

Si è avviata anche a leggere. Non ha problemi d’atteggiamento.

 

 

INSEGNANTE DI SOSTEGNO XXXXX. SEZIONE “A” DELLA Scuola dell’infanzia.

                                                                                 

C’è un bambino non vedente, 4 anni. Non vuole fare certe cose. Lo stesso accade a casa. È XXXXX. Ha glaucoma congenito bilaterale e affaccia.  Solo ha la visione di luce ed ombre. Il bimbo picchia, spinge al fratellino e i compagni. Un piccolo dittatore. Si è fatta un’osservazione “in sito”.

Oltre alle sedute con l’insegnante si sono fatte due interviste con i genitori.

 

 

 

ALTRI DOCENTI

 

 

 

 

INSEGNANTE XXXXXX:

 

 Insegna lingua italiana, inglese, storia, geografia, religione.

Ci sono tante alunni con i genitori separati. Ci parliamo di:

 

1 D

 

XXXXXX:

Padre morto il giorno seguente alla nascita della sorella.

Lei rimane indietro, perde penne. Tarda troppo in semplici compiti. Nonostante, nella osservazione della classe, la bambina mi ha offerto caramelli, è riuscita a creare un rapporto, quello è un buon indizio.

 

XXxx:

Portato via della mamma, vive con i nonni da due anni.

 

XXXX

Malattia: morbi di Rusell (diversamente abile)

6 anni

Ha una sorella di 14 anni balbuziente

Ruba e non lo ammette.

 

XXXX:

Prima figlia, ha genitori oppressivi; per non sbagliare, non impara.

 

 

XXXX:

Non legge. Scrive, piuttosto disegna, ma non legge ne sillabe ne lettere. Neanche risponde al dettato. Con questa bambina si è fatto un lavoro specifico che è finito con l’inizio di una terapia.

                                       

1 C

 

Bambino figlio di genitori quasi vecchi.

 

XXXXXXXX. Mutismo elettivo. Il padre è in carcere. Ha deciso di non parlare con gli insegnanti.

 

XXXXXXX. Problemi di linguaggio, sono parecchi figli.

 

 

 

 

 

 

 

INSEGNANTE XXXXXXC y D

 

 

Quinta “C” è la più problematica.

 

Introdusse il tema di XXXX, un bambino che urlava senza motivo non tanto quando è Lei chi da la classe, ma con altri docenti che poi il bambino segnala. Con lui si è fatta un’osservazione in classe e dopo che lui ha ammesso i suoi problemi e il suo desiderio di aiuto, si è fatta una seduta individuale.

Si tratta di un ragazzo intelligente, buono, che ha bisogno d’intervento professionale. La sua prognosi sarebbe riservata in caso di non accudire a psicoterapia in tempo.

 

 

 

INSEGNANTE XXXXXXXXXXXX

 

Racconta il caso di XXXX, 9 anni.

Mancanza di voglie di svolgere i compiti; prima in casa, adesso anche a scuola.

Sembra un disturbo di negativismo sfidante.

 

Si indica alla maestra di inserirlo con gli altri alunni. Lo fa, però dopo, lui si rifiuta e chiede di ritornare al posto accanto all’insegnante. Poi, tutti i compagni, chiedono di rimanere nello stesso posto. Adesso si ruota il luogo. Il caso è che il bambino fa i compiti, lavora bene. Il suo posto, prima disprezzato, adesso si valuta benissimo. Però anche in questo caso occorre una psicoterapia.

 

 

 

INSEGNANTE XXXXXX

 

 

Bambino polacco, arrivato poco tempo fa. Ha fatto un filo con altro bambino, quindi capisce bene. Pensa che devono passarlo a Seconda classe.

C’ê un altro bambino eccitato: XXXXX

Un altro: difficoltà di linguaggio.

Un tema importante è quello dei bambini che sono messi per volontà dei genitori in un livello superiore alla loro età e poi non possono rispondere all’esigenza scolare.

 

 

INSEGNANTE XXXXX XXXXX

 

Segnala il caso di ZZZZZZZ (pZZZB) e di tanti altri che poi saranno osservati in classe.

 

 

 

 

 

 

·                Intervisti con i genitori

 

Si sono fatte 42 sedute individuali, dato che in molti casi i genitori hanno presso duo o tre sedute ognuno (ci sono anche alcuni che sono venuti cinque volte)

 

 

Mamma di XXXXXXX

 

Consulta per un’angoscia che le impedisce uscire lontano da 10 anni. Si fanno cinque sedute tendenti a trovare il nesso con esperienze passate ed a creare lo spazio necessario finché Lei comincia una psicoterapia che possa aiutarla a migliorare.

 

 

Mamma di XXXXXX XX

 

Da 15 giorni sua figlia non voleva entrare a scuola. Non riuscivano a trovare la causa. Pochi giorni dopo, la situazione si è tornata normale.

Si sono fatti 5 sedute.

 

XXXXXXXX:

Si è fatta una seduta con la bambina, parecchie con l’insegnante XXXXX e due con la sua mamma ( vedere sopra).

 

 

XXXXXX – XXXXli (mamma di XXXo, XX D)

 

Consulta la mamma, Rosa, la cui fa un lavoro stazionario 6 mesi in un villaggio, per i suoi figli XXX(17), VXXX (13) e XXo (10) alunno della 5D. Dice che da un tempo Sergio si lamenta “mamma, io non ho amici; nessuno mi vuole bene”, lo dice di sera.

Questo è una specie di “classico” tra i bambini della Quinta classe, forse l’indizio più chiaro dell’inizio della adolescenza.

La situazione di Sergio non riviste gravità.

 

Mamma di XXXXX C

 

Figli: AXXXy (7) Seconda C

         XXXX5)

La mamma ha paura di qualche incidente, per ciò non lo lascia provare nulla, il cui lo fa permanere immaturo.

Quando AXXy è nato, il nonno materno ha detto “magari sia tanto difficile quanto te”. In fatti, questo è stato vissuto come un mandato.

Si lavora con la mamma sul peso che Lei ha dato a questo “presagio” paterno e si raccomanda di separare ciò della vera condizione di suo figlio, un bambino vivace, normale.

 

 

Sig.ra LXXXXX (MXXXle, 8 anni)

 

C’è un altro figlio: Federico, 7 anni.

Rilascia un’esperienza subita da MXXXele in un’altra scuola che, secondo Lei ha conseguenze nel comportamento di Lui.

Tutti e due bambini sono entrati a scuola prima dell’età normale.

Poi quando si fanno le osservazioni, si sono ricevute tante lamentele dalle maestre, per quanto entrambi i bambini hanno parecchie difficoltà per imparare.

 

 

Mamma di XXX GXX (5° B)

Lei voleva sapere come andava suo figlio. Lui non aveva problemi, però la signora era interessata in ottenere un’opinione professionale.

Dopo essersi svolte le osservazione in classe si è costatato che non aveva motivi di preoccupazione e ciò è stato comunicato a la mamma.

 

Genitori di XXXXXXXX, (Terza D)

Entrambi genitori hanno avuto abbandono da parte dei genitori e quello ha lasciato un certo vuoto rispetto dell’esercizio della autorità. Si sono sviluppate tematiche che probabilmente permetteranno di guardare la propria problematica da un altro punto di vista. 

 

 

Mamma di XXXXXXXX, (Quarta B)

Aveva una disfonia cronica. La mamma voleva sapere se c’era qualche componente psicologico.

 

Mamma di NicXXXXta (5 anni) e XX4) LaXXurenXXXo

La mamma, Anna Maria Bisci (41), aveva paura di non potere stimolare ai suoi figli per lo studio quando incominceranno la scuola, tenendo conto che Lei non ha avuto quasi scolarizzazione.

Si è parlato sulla maniera di mettersi in forma per sentirsi all’altezza.

 

 

Mamma di iXXXer XXXXa XXXvase

 

La mamma voleva sapere se suo figlio va bene. In fatti, il bambino va benissimo tenendo conto della patologia che ha, però è stato segnalato l’aspetto fisico in quanto riguarda alla obesità (lieve). Si è anche parlato con l’insegnante di sostegno oltre ad aver fatto due sedute con la mamma.

 

 

JZXXXX1 D

Si è osservata alla bambina tanto in gruppo quanto individualmente e si conclude che Jolanda ha un grave disturbo nella letto-scrittura.

 

Sebbene la bambina abbia voglie d’imparare, non può farlo, dato che questo non dipende da uno sforzo straordinario dell’alunna o del docente ma de un intervento specifico dal campo della Neurologia e della Psicopedagogia per trovare prima la causa specifica del disturbo e poi, fare il lavoro professionale tramite il quale lei riuscirà ad essere all’altezza dei suoi compagni.

 

C’è una certa urgenza perché sarebbe importante che XXXX non approfondisse il sentimento d’impotenza che adesso manifesta di fronte ai suoi pari di scuola.

 

Si è parlato con la bambina e le si è fatto capire che avere un problema implica anche avere la possibilità di trovare una risoluzione. E questo sembra di averla messa in grado di sentirsi degna di fronte a se stessa e agli altri, malgrado il disturbo patito. Allora, lei è gia preparata per incominciare il percorso che potrebbe farla arrivare alle condizioni ottime per affrontare il prossimo anno scolastico.

 

Mamma di XXXXXXXXX

Lei sollecita aiuto per capire (e cambiare) la sua situazione con la sua famiglia di origine. Si tratta di una brava donna che ha dimostrato volontà di migliorare e si sono fatte cinque sedute per spiegare di risolvere i termini del conflitto.

 

Mamma di XXXXXXXX (5 B)

 

In questo caso si sono fatte due sedute con la mamma, un’osservazione generale in classe, un’intervista con il bambino e un’altra con lui e il compagno con chi ha “problemi”.

Si vede che MXXaXXXo ha trovato una maniera di identificarsi che non le fa bene: lui si presenta come quello che ha cattiva condotta e gioca questo ruolo. Anche il suo compagno gioca il suo, sembrando essere vittima delle aggressioni di Marcello. Ciò si è parlato e si aspetta che vada cambiando con il tempo.

 

Mamma di XXXXXXX (5 B)

Lamenta che suo figlio non sia stato mai bravo a scuola.

Istoriando sul disturbo scopre che oltre la dislessia e la disgrafia, il suo atteggiamento con XXXX è motore di immaturità. A poco, lei si rende conto che il forte attacco a suo figlio in vece di farlo crescere, produce un arresto nello sviluppo dell’autonomia che nasconde le risorse del bambino e impedisce vedere gli avanzi che lui va facendo.

Dopo parecchie sedute, la mamma è arrivata alla conclusione che XXXX andava meglio adesso che lei lo permetteva assumere le proprie responsabilità.

Inoltre, il ragazzo ha chiesto un’intervista individuale per parlare dei suoi “problemi”, i quali, per fortuna, non erano altro che quelli comuni alla sua età.

 

 

 

 

 

·                Intervisti con i bambini

 

 

 

L’idea di fare queste interviste è emersa dalla propria domanda dei bambini, giacché dopo l’osservazione delle classi loro hanno chiesto di parlare da soli con noi, soprattutto quelli delle quinte classi.

Si sono fatte circa di 15 interviste nelle quali si può dire che il tema per antonomasia è stato il sentire che non si è voluto bene dai compagni. Però, quello che è stato interessante che i bambini chiamavano “non essere voluto bene” a che tanto loro quanto gli altri gia non volevano soltanto agli “amici dal cuore”, ma a altri tanti, ossia si era perso l’amore esclusivo degli amici. Questo dolore per il crescere era, come accadeva con i muscoli, il segno stesso della crescita.

 

Si sono anche fatte interviste vincolari tra ragazzi che dichiaravano avere problemi con un altro amico e sono stati produttivi in quanto al miglioramento del vincolo.

 

Un'altra consulenza atipica è stata quella di una bravissima ragazza, provenenti dal Marocco dopo aver subito tante sventure, dato che è stata separata dalla sua mamma all’età di 6 anni e adesso sentiva tanto l’amore quanto la rabbia con lei per averli lasciati a cura della loro nonna. La bambina non raccontava nessun problema con suoi compagni, soltanto voleva sfogarsi con noi per poi trovare una soluzione alla sua irritazione.

 

 

·                Riunioni di gruppo con i docenti

 

Si è fatta una riunione il primo giorno per sistemare il percorso da seguire e chiarire la sostanza del nostro intervento.

L’ultimo giorno si ripete l’incontro e si è fatto un racconto dei problemi risolti e quelli che, non avendo risoluzione veloce, dovrebbero controllarsi nel futuro.

 

 

·                Riunioni di gruppo con i genitori

 

Anche con i loro si è fatta una prima riunione dove loro ci chiedono informazione circa il nostro intervento e poi si sono datti gli appuntamenti per ogni genitore che voleva farci un consulto.

L’ultimo giorno si è potuto parlare dei frutti che loro avevano ricavato dalla esperienza.

 

 

        

 

 

                                               dott.sa Maria Grizzuti

                                               dott. Carlos N. Mugrabi